Pasticcio delle Poste

Cari Colleghi,
molti di voi stanno ricevendo a casa – solo ora – la lettera di Cultura e Professione circa l’invito al voto per la seconda convocazione delle elezioni Ordine Psicologi Lazio.
E’ bene ribadire che le lettere inviate ai numerosi colleghi del Lazio sono state consegnate preventivamente alle Poste il 20.12.2013.

La modalità di invio concordata è stata Postataget Creative, proprio perché, tra le caratteristiche evidenziate da Poste Italiane, (vedi:http://www.poste-impresa.it/online/pmi/postali/direct_mk/postatarget_creative.shtml) aveva come vantaggio la consegna celere al destinatario: “nel 99% dei casi entro 7 giorni dall’invio”. 

Ci rammarichiamo perché la nostra volontà e premura nel voler informare e dunque invitare al voto tutti i colleghi del Lazio, attraverso la modalità cartacea e dunque nel pieno rispetto della privacy, è stata disattesa.  

Si ricorda che per contattare gli elettori ed inviare loro materiale elettorale, l’unica modalità che rispetti pienamente la privacy secondo la normativa vigente (Art.13 DLgs 196/03) sono solo i recapiti postali tratti dall’Albo dell’Ordine; mentre le email o altri dati raccolti automaticamente su Internet o ricavati da forum o newsgroup, liste di abbonati ad un provider e dati presenti sul web per altre finalità richiedono che il destinatario manifesti preventivamente la sua disponibilità a voler ricevere questo tipo di comunicazioni.

E’ in atto un ricorso legale.

Grazie per l’attenzione.

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Dall’emergenza pidocchi ai compiti a casa, arrivano le mamme sempre on line – Tonino Cantelmi

adnkronoslogo

Roma – (Adnkronos) – L’organizzazione delle gite, i libri dimenticati, le cene di classe oggi passano attraverso smartphone e social network. L’esperto all’Adnkronos: “Non solo questi bambini ma anche le loro mamme sono digitali: abili con le tecnologie, usano chat, mail e Facebook per districarsi tra le incombenze quotidiane, stipulando cyber-alleanze per gestire al meglio i piccoli di casa”

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Roma, 19 gen. – (Adnkronos) – Dopo i ‘nativi digitali’, è la volta delle mamme sempre connesse. “Ormai si moltiplicano, specie fra le giovani donne con bimbi alla materna o alle elementari, gruppi di classe su WhatsApp, in cui le mamme si aggiornano in tempo reale su compiti, organizzazione delle gite, libri dimenticati, cene di classe, ma anche epidemie di pidocchi, malattie e altre informazioni di servizio”. A testimoniarlo all’Adnkronos Salute è Tonino Cantelmi, docente di psicologia dello sviluppo all’università Lumsa di Roma, che da anni studia i ‘nativi digitali’. “Ebbene sì, non solo questi bambini ma anche le loro mamme sono digitali: abili con le tecnologie, usano chat, mail e Facebook per districarsi tra le incombenze quotidiane, stipulando cyber-alleanze per gestire al meglio i piccoli di casa”. E questo fin dalla nascita: non mancano infatti neomamme che con l’aiuto della tecnologia hanno potuto portare le amiche fino in sala parto.

A Roma, ma anche a Milano, in molte scuole elementari sono spuntati in questi mesi gruppi di classe battezzati semplicemente con il nome della sezione – II D, IV E – o in modo più fantasioso: “Le mamme di una quarta che conosco hanno creato ‘Verso la quinta’”, dice Cantelmi. Un modo “per essere allineate in tempo reale su tutto cio’ che accade ai nostri bambini. Avere un confronto con le altre mamme e fare le scelte migliori, da mettere poi in comune”, racconta Francesca del gruppo IV E della Scuola Girolami di Roma. Roberta, invece, rappresentante di classe, apprezza “velocità e capacità di relazione: il gruppo rende più facile la comunicazione”, e Michela se ne serve per “info rapide dell’ultimo minuto”.

“Noi, invece, per ora ci limitiamo a usare le e-mail, ma vogliamo creare un gruppo su Facebook”, racconta Raffaella, mamma di un bimbo che fa la III alla scuola Pistella.

Singolare e ‘multimediale’ anche l’esperienza di una mamma 33enne di Roma al primo figlio. Una ragazza solare, con tantissime amiche. Forse troppe: nel momento in cui la sua bimba ha deciso di nascere andavano ‘aggiornate’ tutte in tempo reale sui progressi del travaglio, soprattutto perchè lei era la prima ad avere un bebè. Curiosità e batticuore ai massimi livelli, dunque. E quale miglior strumento di una chat sincronizzata sui telefonini di tutte le trepidanti ‘zie’ in erba. per tenerle al corrente di quello che stava accadendo in ospedale, dove fra l’altro non sarebbero potute entrare?

“La nostra amica per fortuna ha avuto un parto molto tranquillo e sereno, oserei dire facile – racconta Barbara, una delle ‘zie’ – per questo ha trovato l’energia e l’entusiasmo di scriverci messaggi circa ogni mezzora. Tutto è iniziato con un: ‘Ragazze, niente panico ma…sono in ospedale, è arrivato il momento!’. Subito dopo ‘le contrazioni aumentano’. E poi ‘Mi stanno per fare l’epidurale’. E quando la piccola è venuta al mondo, l’abbiamo potuta ammirare in foto in tutto il suo splendore dai nostri smartphone, in tempo quasi reale. C’era anche chi ha potuto seguire l’evento dall’estero e congratularsi in diretta con la neomamma. In tutto, una decina di donne attaccate al telefonino per non perdersi nulla del lieto evento”. Insomma, “per le mamme digitali e social le nuove tecnologie sono un mezzo di indubbia utilità, anche se sono emersi già alcuni punti deboli – ammonisce Cantelmi – A volte infatti le madri usano questi gruppi quasi come adolescenti, scambiandosi commenti pop o, nel caso delle recenti feste di Natale, catene di auguri con emoticon e animaletti.

Insomma, è un po’ come se tornassero agli anni del liceo. Oltretutto raramente si sfruttano questa possibilità per organizzare incontri e uscite ‘dal vivo’. Il mutuo aiuto va bene – dice lo psichiatra – ma non vorrei che questo mezzo diventasse un altro alleato della vita virtuale, in cui non conosci le facce delle persone con cui interagisci”. Insomma, via libera alle mamme scatenate sui social media e alla cyberalleanza tra genitrici, “ma ogni tanto sarebbe utile incontrarsi e parlare dal vivo, faccia a faccia, e non solo dei bambini. Organizzare una pizza di mamme – suggerisce – magari con l’aiuto di WhatsApp”.

La politica interpella la psichiatria: i Senatori si appellano ai più importanti psichiatri italiani


PSICHIATRIA. Gentile: “I senatori aspettano risposte dal congresso Sopsi di Torino”

 

ROMA. Invieremo un messaggio al Prof Filippo Bogetto insieme ad altri senatori di ogni parte politica per chiedere che il congresso Sopsi di Torino affronti questioni fondamentali per la gente.
Lo afferma in una nota il sen Antonio Gentile Segretario dell’ufficio di presidenza del senato e componente della Commissione Bicamerale per l’infanzia.
La prima questione che porremo riguarda il fatto che è ormai consolidato dalla letteratura scientifica internazionale -aggiunge Gentile- e cioè che il 10-15 per cento della popolazione sana presenta sintomi psicotici dalle allucinazioni ai deliri.
La seconda questione – dice Gentile- concerne il fatto che anche in psichiatria esistono troppe diagnosi inesatte: da un’analisi che abbiamo fatto su una campionatura di 200 casi , 34 erano sbagliate e formulavano diagnosi di psicosi inesistenti poi smentite da altri autorevoli psichiatri.
Per Gentile ” è la prima volta che la politica si interessa di fatti del genere ma vuole farlo rispettando le competenze e non invadendo nessun confine e questo deve essere inteso come un approccio collaborativo ed umile”
L’ Italia è uno dei pochi paesi- dice Gentile- che non pubblica sulle psychotic like experience situazioni che riguardano, secondo il king’s college- circa il 15 per cento degli adolescenti che presentano allucinazioni o deliri , oppure idee di riferimento” con certezza , l’ 85 per cento di loro non diventerà psicotico .
Dobbiamo fare in modo- conclude Gentile- che la psicopatologia italiana esprima al massimo le sue competenze che sono alte. Per esempio è un dato acquisito la mancanza di insight nelle psicosi che può emergere con il trattamento – conclude Gentile- ma ricordo che Paolo Pancheri, straordinario clinico scomparso prematuramente, mi disse che qualsiasi fenomeno criticato dal paziente indica che non c’è psicosi: la pensano cosi anche gli attuali cattedratici? È quello che chiederemo ai migliori e cioè a Bogetto, Altamura, Maj, Cassano, Carpiniello, Marazziti, Placidi, Nardini, Cantelmi,Siracusano.
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