PSICONEURONCOLOGIA 23 settembre 2013 – Corso Ecm crediti 4,5

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PROGRAMMA DEL CONVEGNO:

Saluti Istituzionali

• Prof. Lucio Capurso: Direttore Generale

• Dr.ssa Marina Cerimele: Direttore Sanitario

• Dott. Ruggero Di Biagi: Ordine dei Medici Roma

Interventi:

M. Maschio, L. Dinapoli: Il caso dell’epilessia tumorale: qualità di vita e trattamenti terapeutici – Inquadramento diagnostico e terapeutico (M. Maschio) – Qualità di vita e valutazione neuropsicologica (L. Dinapoli)

T. Cantelmi, C. Cacace: Depressione e Cancro

S. Torelli, E. Ricciardulli, A. D’Andrea, T. Cantelmi: Ti racconto un sogno: il Social Dreaming in Oncologia

Simposio Tematico

F. Didonna: Mindfulness in Oncologia QUESTIONARIO ECM

• Lunch Time

14.30 – 15.30 : Sessione riservata ai delegati Regionali dell’AIPPC

Il corso attribuisce 4,5 crediti ECM per le seguenti professioni:

Medico Chirurgo (tutte le discipline) Psicologo, Infermiere, Assistente Sanitario, Educatore Professionale, Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica, Tecnico di Neurofisiopatologia, Terapista Occupazionale

Info & modalità di iscrizione:

La partecipazione al Convegno è gratuita previa iscrizione.

Segreteria organizzativa:

Sig.ra Maria Maiorano – Area di Supporto alla Persona.

Dr.ssa Giorgia Vinci – ITCI Roma – gvinci@itci.it

Tel/Fax: 0644247115 – 3314634451

Coordinamenti Scientifico:

Prof. Tonino Cantelmi: Responsabile Area di Supporto alla Persona, Istituto Nazionale Tumori Regina Elena e Istituto Dermatologico San Gallicano – IFO Roma

Dr.ssa Marta Maschio: Area di Supporto alla Persona, Responsabile Centro per la Cura dell’Epilessia Tumorale, Istituto Nazionale Tumori Regina Elena e Istituto Dermatologico San Gallicano – IFO Roma

Il convegno è svolto con la collaborazione

Psiconeuroncologia-collaborazione

Con il Patrocinio di:

lice

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DSM-V e Consiglio Nazionale Ordine Psicologi

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi esprime alcune critiche sulla nuova edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi mentali (DSM-V).

“La recente pubblicazione della nuova edizione del DSM, il noto Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali redatto dall’Associazione degli Psichiatri Americani, avvenuta nel mese di maggio u.s. dopo un processo di revisione durato quattordici anni, ha nuovamente alimentato il dibattito, all’interno della comunità scientifica, circa la più corretta
definizione di “Disturbo Mentale”.
Per quanto a prima vista l’argomento possa apparire ozioso, ricalcando dispute medievali intorno alla natura degli universali”, sia gli psichiatri che gli psicologi clinici si confrontano nella loro pratica quotidiana con persone alle quali diagnosticano e/o per le quali intervengono in ragione di specifici “Disturbi Mentali”, spesso senza alcuna domanda circa lo statuto degli stessi.
La questione, ad un’analisi attenta, forse proprio per la sua natura “ovvia” ed apparentemente “aproblematica”, impone oggi una sua ripresa critica ed attenta.
D’altra parte, proprio le variazioni apportate nella nuova edizione del Manuale hanno suscitato perplessità e preoccupazioni all’interno della stessa comunità degli psichiatri americani. Allen Frances, il celebre psichiatra americano che ha diretto la task-force del DSM IV e della sua edizione rivisitata (DSM IV-TR), ad esempio, ha di recente, ed a più riprese, criticato il lavoro svolto per la  nuova edizione del Manuale, sottolineando l’ingiustificato allargamento nelle aree del funzionamento umano che, in ragione delle modifiche apportate, vengono ad essere considerate quali aree patologiche. Secondo Frances, (2013) gli interessi economici e le pressioni operate dalle case farmaceutiche sembrano essere state notevoli, in ragione dell’incremento della prescrivibilità di farmaci e, dunque, del consequenziale aumento dei profitti delle stesse aziende (cfr. l’eliminazione del Lutto come criterio ostativo alla formulazione di una diagnosi di Disturbo Depressivo Maggiore).
Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi si associa pertanto alle numerose perplessità espresse dalla comunità internazionale in merito alla prossima uscita dell’edizione del DSM5.
Anche la BPS ha espresso dubbi sul modello biomedico predominante della psichiatria sul disagio mentale e l’inutilità del considerare i problemi di salute mentale come malattie con cause biologiche aggredibili con farmaci.
“Vi è ora al contrario la prova schiacciante che  le persone entrano in crisi a causa di un insieme complesso di circostanze sociali e psicologiche: il lutto e la perdita affettiva, la povertà, la discriminazione, i traumi e gli abusi” ha detto la dott.ssa Johnstone. L’accusa più pregnante fatta al DSM5 è pertanto quella di ampliare la gamma dei problemi di salute mentale, ora classificati come disturbi e ridurre, se non esautorare, la diagnosi psicologica. Che il disagio psicologico esista è un fatto incontrovertibile, così come la necessità, all’interno della comunità scientifica, di un linguaggio condiviso in grado di riconoscerne e definirne le differenti declinazioni e, di conseguenza, le più corrette modalità di “cura”.  La questione, allora, può così essere articolata: qual è il criterio che può legittimamente stabilire il confine tra la salute e la patologia mentale? Come individuare criteri che possano reggere l’accusa di arbitrarietà o di azione violenta tesa a arginalizzare specifiche minoranze caratterizzate da un funzionamento altro della mente e del comportamento? Come fare a stabilire il confine sfumato tra “normalità” e “patologia”? Richiamandoci a quanto scritto alcuni anni fa da Robert Evan Kendell (Kendell, 1986): le malattie mentali e le differenti forme di disagio psichico debbono essere intese quali concetti normativi fondati su giudizi di valore, o, piuttosto, esse costituiscono termini scientifici, privi di qualunque riferimento a criteri normativi (valuefree); in altre parole si tratta di termini biomedici o di termini biopolitici? Ed infine, cosa si intende per  “normalità”, per “benessere” psichico?” (Documento pubblicato su psy.it)

CNOP: “L’Istat sbaglia a non inserire la nostra professione tra quelle sanitarie”

Segue il comunicato stampa diffuso dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (Presidente Giuseppe Luigi Palma) circa il mancato inserimento della professione di psicologo  tra le professioni sanitarie nella nuova Classificazione ufficiale delle professioni (CP2011) compilata dall’Istituto Nazionale di Statistica (LA CLASSIFICAZIONE DELLE PROFESSIONI -Istat 2013).

Roma, 25 luglio 2013. “E’ improprio e fuorviante – oltre che errato – non indicare essere la professione di psicologo una professione sanitaria. Spiace che ad un autorevoli soggetto istituzionale quale l’Istat sia sfuggito che l’Ordine degli psicologi è posto sotto la vigilanza del Ministero della Salute e che il Presidente del Consiglio nazionale è – non a caso – componente di diritto del Consiglio superiore di sanità”.
Così Giuseppe Luigi Palma, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi commentando la nuova classificazione delle professioni CP2011, diffusa dall’Istat.
Palma ricorda che “all’indomani della approvazione, nell’agosto scorso, del Dpr di riforma delle professioni, gli enti preposti non hanno assicurato il completamento della volontà espressa in modo esplicito dal Legislatore di definire sanitaria la professione di psicologo non provvedendo, ad esempio, a ricomprendere l’Ordine degli psicologi nell’ambito della Commissione centrale per gli esercenti l professioni sanitarie”.
“Né può essere alibi per alcuno – prosegue Palma – invocare la mancata approvazione definitiva – a causa dell’interruzione anticipata della scorsa Legislatura – della Legge delega di riforma delle professioni sanitarie, cosa questa che ha impedito la formalizzazione, meramente formale, della volontà del Legislatore. Volontà ben compresa – invece – dal Ministero della Salute dove si rinviene, nel sito stesso di quel Dicastero, la professione di psicologo inserita proprio nell’elenco delle professioni sanitarie”. “Ecco perché – conclude Palma – il Consiglio nazionale degli psicologi delibererà un intervento formale verso i vertici dell’Istat affinchè nella Classificazione delle professioni CP 2011 la professione di psicologo venga inserita tra quelle sanitarie”.

Novità fiscali

Assicurazione RC professionale. Approvato emendamento dalle Commissioni Bilancio e Affari Costituzionali della Camera che fa slittare l’obbligo dal 13 agosto 2013 al 13 agosto 2014. La proroga riguarderà gli “esercenti le professioni sanitarie”.

Aumento dell’importo delle marche da bollo. Dal 26/06/2013, è entrato in vigore l’aumento dell’importo delle marche da bollo da € 1,81 a € 2,00  (da applicare sulle fatture esenti Iva con importo superiore a € 77,46).

Caro Sindaco, estistono gli ultimi degli ultimi: i problemi gestionali della Salute Mentale

 

POTETE LASCIARE QUI IL VOSTRO COMMENTO:

 

Caro Sindaco, estistono gli ultimi degli ultimi: i problemi gestionali della Salute Mentale

di Tonino Cantelmi

18 luglio 2013

Caro Sindaco, la città di Roma Capitale potrebbe diventare un modello per la tutela della Salute Mentale nelle grandi aggregazioni urbane?

I dati epidemiologici consentono di affermare che un adulto su quattro nel corso della vita presenta disturbi psichici e che solo il 10% delle persone con disturbi psichici accede alle cure del servizio pubblico. I dati epidemiologici evidenziano anche la necessità di fornire risposte adeguate a disturbi particolarmente diffusi, come la depressione, i disturbi d’ansia e i disturbi alimentari psicogeni. L’ultimo sondaggio condotto dalla DOXA per conto del consorzio MENS (che raggruppa Società Scientifiche e Associazioni di familiari), reso pubblico dal Ministero della Salute nel recente passato, ha evidenziato che la maggioranza degli italiani è insoddisfatta della attuale situazione.

Nessuno può mettere in dubbio la vera conquista della psichiatria italiana compiuta nell’ultimo quarto di secolo: si è passati, non senza difficoltà, dalla logica custodialistica e segregatrice del manicomio alla cura ed alla presa in carico del territorio, inteso come risorsa autenticamente terapeutica. Secondo però alcuni rapporti dell’OMS questo è avvenuto soprattutto attraverso un carico improprio attribuito alle famiglie. In Italia, per esempio, purtroppo sono ancora troppo poche le famiglie che accedono ad un trattamento psicoeducativo ritenuto fondamentale nella cura della schizofrenia.

Un altro dato davvero significativo è costituito dai formidabili cambiamenti che riguardano le scienze psichiatriche. E’ stato osservato come il recupero di una dimensione biologica e medica, i progressi e le innovazioni farmacologiche e lo svilupparsi di terapie integrate, senza sottovalutare gli aspetti psicologici e sociologici, abbiano determinato un sostanziale evolversi delle modalità di intervento e valutazione, evoluzione che se da un lato appare ineludibile, dall’altro spinge verso la necessità di un cambiamento ulteriore. Infatti i progressi nella diagnosi e nelle terapie, l’emergenza di nuove e non sottovalutabili patologie, la presenza di psicopatologie gravi e persistenti, il cui peso è tuttora scaricato sulle famiglie, il tema della cosiddetta “nuova cronicità” e, infine, l’esigenza di adeguare gli interventi attuati a standard farmacologici e socioriabilitativi determinano la necessità di rivedere la configurazione dell’assistenza psichiatrica.

Così come suggerito da molti osservatori, è possibile indicare alcune priorità circa il processo di cambiamento in atto.

a.    In funzione dei bisogni dei pazienti e rispettando la centralità dell’assistenza psichiatrica territoriale occorre prevedere in modo omogeneo l’articolazione di strutture e servizi organizzati in rete. In particolare occorre prevedere una rete integrata di strutture di assistenza psichiatrica che su tutto il territorio garantiscano:

–    l’assistenza psichiatrica ambulatoriale e domiciliare, attraverso i Centri di Salute Mentale (che a Roma attualmente presentano gravi lacune organizzative e scarse risorse professionali)
–    l’assistenza psichiatrica ospedaliera per le persone con disturbi mentali in fase acuta, attraverso i Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura ospedalieri (al momento attuale la rete degli SPDC non copre in modo adeguato le necessità della popolazione della città di Roma)
–    l’assistenza psichiatrica e la riabilitazione per le persone affette da disturbi mentali in fase di postacuzie o di subacuzie, attraverso i Day Hospital, le Comunità Terapeutiche.
–    l’assistenza psichiatrica residenziale per le persone affette da disturbi mentali in fase cronica, non assistibili a domicilio, attraverso Residenze Protette.

b.    Le problematiche psicopatologiche connesse con l’abuso di sostanze richiedono una integrazione tra Servizi per le Dipendenze (troppo spesso abbandonati a se stessi) e Dipartimenti di Salute Mentale, specie nell’area della doppia diagnosi, integrazione che preveda anche la creazione di strutture integrate.

c.    Poiché è elevata la frequenza con la quale i disturbi mentali esordiscono nell’infanzia e nell’adolescenza, si rende necessario il potenziamento dell’attività di intervento psichiatrico in età infantile e sugli adolescenti, al fine di mettere in atto interventi tempestivi.

Caro Sindaco, lei dirà: “Ma queste sono competenze della Regione!”. No, i poteri di Roma Capitale danno molte responsabilità anche a lei.

Esistono gli ultimi degli ultimi: le persone con disturbi psichici gravi e le loro famiglie. E’ a loro che dovremmo guardare, al di là di ideologie e di inutili polemiche. L’assistenza psichiatrica in Italia è figlia di una legge di oltre trent’anni fa, che fu un significativo progresso. Ma se guardiamo alla sofferenza non dobbiamo avere tabù: è necessario cambiare passo e abbandonare pregiudizi e sterili ideologie, per garantire anche agli ultimi degli ultimi dignità e qualità di vita. E, se avrà la pazienza di ascoltare operatori, famigliari e associazioni, scoprirà che Roma Capitale può fare molto per i suoi cittadini anche nel campo della Salute Mentale.

Libro: Lo psicologo nella società di oggi

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Recentemente l’Ordine Professionale degli Psicologi del Lazio ha presentato un volume dal titolo “Etica Competenza Buone prassi. Lo psicologo nella società di oggi”. Il testo – inviato gratuitamente a tutti gli psicologi del Lazio – raccoglie i documenti e le linee guida elaborati, negli ultimi anni, dal nostro Ordine.

Nella prefazione, scritta dal Presidente dell’Ordine Dr.ssa Marialori Zaccaria, si legge: “Le funzioni a cui vuole assolvere questa pubblicazione sono così riassumibili: 1) definire uno spazio di modelli e di comportamenti etici condivisi dalla comunità professionale; 2) svolgere una funzione di guida per i giovani psicologi alla ricerca di una collocazione nel mondo del lavoro; […] 3) illustrare e diffondere all’esterno la capacità della psicologia di intervenire e di incidere nella complessità e – spesso – nel caos della società contemporanea globalizzata, al fine di determinare – dove possibile – un cambiamento. 

Una Famiglia per tutti – Prof. Tonino Cantelmi

Video dell’intervento di Tonino Cantelmi al convegno promosso dalla Comunità Papa Giovanni XXIII

Il 31 maggio 2013, presso la Fiera di Rimini si è svolta una giornata per celebrare i primi 40 anni delle Case Famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII, grande intuizione di don Oreste Benzi. Nel corso della giornata si è parlato di famiglia e di famiglie, confrontando esperienze e vissuti con altre realtà associative. Il Prof. Cantelmi ha affrontato il tema dei bisogni profondi e relazionali delle persone che chiedono di essere accolte, sia minori che adulti.

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